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L’INTER VUOLE IL PRIMATO D’INVERNO

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Pubblicato da in Articoli Federico De Carolis ·
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Dopo il fortunato pareggio in casa della Juve i nerazzurri puntano sempre più in alto

L’INTER VUOLE IL PRIMATO D’INVERNO


di Federico De Carolis
L’Inter conserva il primato perché la Juve non è riuscita a scardinare la sua difesa e perché il Napoli non è riuscito a battere  la Fiorentina. Neppure la Roma è arrivata al successo. Sembra che in testa si siano messe tutte d’accordo per una giornata interlocutoria che non dovesse dire niente di nuovo e lasciare gli equilibri esistenti. La Juve che forse avrebbe meritato miglior fortuna ha colto solo una traversa che non serve per un successo. L’Inter si è difesa molto bene con il suo formidabile Handanovic  e con un super Miranda potrebbe arrivare alla conquista del titolo d’inverno. Serve a poco, anzi a niente, ma da quando esiste il campionato italiano, chi conquista il primato a metà torneo per il 75% delle volte conquista lo scudetto. Anche questo serve a poco per quel che riguarda gli orientamenti sul futuro delle protagoniste perché la matassa si dipanerà indicando il vincitore solo a poche giornate dal termine. Troppe le concorrenti e troppo misere le differenze nel gioco e nella forza.

Juve-Inter, il brutto del calcio
Ricordate i giornali dell’ultima settimana? Non ce ne è stato uno che non abbia dato un’importanza straordinaria a questo che era e resta il derby d’Italia. Quel derby si è trasformato nel derby della delusione, del non gioco e dei non gol. Un derby che in fondo ha deluso tutti e riproposto i problemi di entrambe le squadre presentandole con consistenti difetti, non definitivi fortunatamente, ma sicuramente visibili a occhio nudo. La Juventus ha fatto qualcosa di più dell’Inter, non tanto da meritare il successo. E qui mi torno alla memoria Vujadin Boskov con quel suo: rigore è quando arbitro fischia. La stessa cosa vale per i gol. La Juventus è stata incapace di farli e i suoi tifosi si sono scagliati contro la difesa a oltranza degli interisti. Anche difendersi è un’arte specie quando gli avversari non riescono a far gol. E’ certo che l’Inter resta l’unica squadra imbattuta e qualcosa  dovrà pur significare anche se non la lancia perentoriamente verso lo scudetto. Manca di qualcosa ancora in difesa e a centrocampo, ma i cinesi hanno già sottolineato di non voler fare nessun acquisto. Quella è la squadra e quella resterà per quest’anno. Se ne riparlerà dopo il mondiale per investimenti di valore se è vero che lasciarono intendere appena qualche mese addietro di essere pronti a concorrere per Messi qualora il Barca non avesse accontentato il suo fuoriclasse. Un modo per far comprendere che la competitività, almeno per ora non li spaventa. La Juventus ha sicuramente qualcosa in più, ma il gap se non in questa stagione, sicuramente nella prossima sarà colmato.
Già la Juventus che sta sciupando quel vantaggio che ha rendendosi simile alle altre. E’ certo che qualcosa non funziona all’interno dello spogliatoio, ma soprattutto non convincono le riflessioni di Allegri su Dybala. Un fuoriclasse non può essere messo sempre in discussione a meno che non ci siano altri progetti che lo riguardano. Dybala non dice nulla, ma non si dice neppure di restare a Torino a vita. Alla Juventus non esistono giocatori intoccabili, ma con l’Avvocato e il Dottore, ‘l’unica eccezione fu rappresentata dalla cessione di Zidane che fruttò tanti milioni da permettere il totale rinnovamento della squadra. Adesso la Juve non ha la necessità di un rinnovamento totale e l’eventuale cessione dell’argentino suonerebbe come una rinuncia a quelle ambizioni di Champions che due finali avrebbero dovuto conservare. Comunque si vedrà, ma è certo che se la Juve non riprende a marciare come ha fatto negli anni passati questa volta può anche finire nelle secche di un piazzamento onorevole che per gli altri è un successo, mentre per la Juve non lo sarebbe. E’ certo che tra rinnovamento dei quadri,qualcosa è stato fatto anche  inavvertitamente, e se resta ancora la squadra più forte va anche sottolineato che si tratta di una forza avvicinata moltissimo dalle concorrenti.

Napoli, ritrova te stesso
Il Napoli che pareggia contro la Fiorentina non offre più l’immagine di dominatrice del campionato. Priva di Insigne, pur non avendo sfigurato, è venuto a mancare di quel quid in più che le squadre di successo devono avere. Certo, l’assenza di Insigne è pesante, ma se non si riesce a sostituire un giocatore della sua stazza contro una semplice comprimaria come la Fiorentina che finora non ha dato fastidio a nessuno è evidente che ci si trovi di fronte a un calo. Non è di natura tecnica o di gioco e di impostazione, ma pensiamo a uno stop psicologico. La sconfitta contro la Juventus, una sola azione offensiva e un gol, non avrebbe dovuto produrre un ulteriore disguido. E’ vero che Sarri ha una squadra molto corta, ma adesso che si è liberata della Champions non può permettersi nessuna distrazione. E quella con la viola è stata soprattutto di natura psicologica. Due sconfitte in definitiva non sono state assorbite. Non si può per chi ha dimostrato di avere qualità che l’hanno imposta  come squadra da battere per più di dieci partite in cui ha ceduto solo un punto all’Inter, non vincere. Due sono i casi: o c’è la sindrome dell’avversario, il che no può sussistere visto di quello di cui è stato capace o gli azzurri sono scesi in campo privi della solita sicurezza e decisione. Non ha giocato male, ma non è riuscita a andare in gol. Poteva riconquistare la prima posizione in classifica, non ce l’ha fatta. E’ in una situazione che pesa, ma bisogna avere la forza di superare momenti di questo tipo perché se ci sono lacune, esistono anche le qualità della grande squadra che non deve permettersi distrazioni. Può starci comunque, all’indomani di due stop molto importanti, una leggera flessione è solo importante che non si ripeta altrimenti il sogno del ritorno allo scudetto è destinato a rimanere tale. E il brutto della situazione è stata anche la forza dell’incoraggiamento proverbiale del suo pubblico. Non che sia mancato ma è apparsa evidente la sua mancanza di genuini entusiasmi che finora non aveva mai perduto.

La Roma e i rimpianti
La Roma sta marciando benissimo, ma avrebbe dovuto e potuto compiere il salto di qualità in classifica contro il Chievo. Può solo rimpiangere le occasioni sbagliate, una delle quali da principiante,ma può prendersela solo con se stessa. Di Francesco deve aggiustare ancora qualcosa perché possa mirare a quel traguardo mai raggiunto finora. L’anno scorso con Spalletti seppe farsi valere fino a essere considerata l’unica avversaria possibile della Juve che riuscì a battere in casa quando il destino dello scudetto era già compiuto. Finora, dopo ave perso in casa con l’Inter con i tifosi che mormoravano aspramente contro Di Francesco, non solo ha recuperato ma si trova in una posizione dalla quale si può spiccare qualsiasi volo. Sarà impossibile farlo però se si segue involontariamente il risultato degli altri snza profittarne.
La Lazio gioca solo un tempo e mette spesso in imbarazzo la difesa torinista.  Poi resta in dieci e cede nel finale. E’ un’altra delle occasioni mancate tra le squadre di testa, ma questa volta una giustificazione c’è: l’espulsione di Immobile. Insomma non si riesce a capire se la Var conta o meno. La sola certezza alla fine è che la Lazio non tiene il passo delle prime.

Successo di Milan e Toro
Il Milan è tornato al successo riproponendosi in una posizione d’avanguardia per l’ingresso im Europa. Non si può ancora dir nulla del lavoro di Gattuso. Qualche miglioramento di maniera, ma la squadra e il suo gioco soprattutto concentrazione sono latitanti. Ma il Milan si concede molte, troppe pause. Spesso trova persino difficoltà nell’impostazione da dietro e il pressing dell’avversario finisce per creare problemi sostanziosi. Il lavoro maggiore che attende Gattuso riguarda tuttavia il centrocampo e l’attacco. Lì, a momenti ottimali, succedono troppe divagazioni che spesso costano caro come a Benevento e che potevano permettere persino al Bologna di pareggiare. Non è solo una condizione atletica ma più che altro di concentrazione  fiducia in se stessi, il che lascia pensar anche a una sorta di paura. Sbagliare passaggi facilissimi lasciano credere infatti a una squadra che non ha troppa fiducia in se stessa. Se non la si trova e al più presto il cambio di allenatore non sarà servito quasi a niente. Il problema del Milan peraltro sta  allargandosi grazie alle notizie societarie. Il maggior azionista non lo conosce nessuno. Si sa solo di debiti e dei rimborsi per i prestiti ottenuti, il che ha fatto intervenire addirittura l’Uefa che a brutto muso ha detto che bisogna mettersi in regola entro marzo. Destini oscuri se ciò non accadesse, ma una società che presta 300 milioni a tassi altissimi avrà avuto le sue buone garanzie o intende diventare padrone del Milan. Comunque i giocatori non hanno scusanti perché sono regolarmente pagati.
A Roma c’è il rilancio granata. E’ favorito in qualche modo dall’espulsione di Immobile, ma Sinisa Mihajlovic  può finalmente tornare a respirare, dopo le polemiche degli ultimi tempi in cui il presidente granata aveva lasciato intendere che si poteva pensare anche alla sostituzione del tecnico il prossimo anno. Adesso, dopo questo successo, sarà difficile rimuoverlo anche per l’anno prossimo specie se il Toro dovesse avvicinarsi ancora alla zona alta della classifica e magari centrare l’Europa.

Samp rivelazione
La Samp di Giampaolo ha incamerato un punto a Cagliari terreno duro e in questo momento durissimo per via dello stato di grazia degli isolani. Il tecnico doriano ha rimpianti però perché i suoi che erano in vantaggio di due gol si sono fatti raggiungere venendo meno a un concetto basilare del calcio: non dare mai per scontato il risultato. I doriani non hanno rispettato la regola e sono rimasti dietro la Lazio. Fiorentina Bologna, Chievo  Atalanta sono a disputarsi posizioni di rilievo importantissime a ridosso del Milan. C’è un gruppetto insomma pronto a profittare di eventuali defaillance di chi li precede.  Secondo successo dell’Udinese che si è staccato dalla coda e in questo momento non ha timori particolari tanto da poter affrontare l’Inter con piena tranquillità. Zenga ne ha beccate due con il Crotone e l’impresa salvezza, ancorchè possibilissima, diventa più ardua con la sensazione che i giocatori non si siano calati nella realtà dell’abbandono di Nicola. Vita dura, ma possibile a adattamenti soddisfacenti per il buon Walter. Per Jachini invece, non dovrebbe risultare difficile raggiungere quella salvezza nella cui lotta nessuno aveva pensato potesse scadere il Sassuolo. Evidentemente Di Francesco aveva un marcia in più rispetto al suo successore.



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