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ITALIA, ADESSO TORNA DALL'INFERNO

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Pubblicato da in Articoli Federico De Carolis ·
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E’ la seconda volta nella sua storia che la nostra Nazionale è eliminata da un mondiale

ITALIA, ADESSO TORNA DALL’INFERNO


di Federico De Carolis
Non andiamo in Russia. L’evento negativo era stato annunciato e non da ora. Mille fattori contribuivano a lasciar credere in un finale da dramma o in un’operetta ridicola. L’umiliazione collettiva contro la Svezia è stata in qualche modo attutita dal cuore messo in campo dagli azzurri nell’ultima. Non basta a sopperire a limiti tecnici, tattici e di forza agonistica macroscopici. Credo che da cambiare anzitutto ci sia la mentalità con cui affrontiamo gli avversari sul piano internazionale. Non vinciamo più una Champions dall’ultima dell’Inter. Era un segnale da tener presente cercando di cambiare adeguandoci ai migliori. Siamo stati e restiamo più che presuntuosi. Così,siamo fuori. Come 60 anni fa. Come allora, anche adesso la Svezia è nel nostro destino. Nel ’58 non riuscimmo a andare nel loro paese, forse non ci vollero; adesso non ci hanno voluto mandare in Russia. La mano del destino, diranno coloro che credono nelle cabale. Realisticamente è la giusta conclusione di una lunga crisi che si trascina dai mondiali del Sudafrica. Dispiace, ma se può essere di consolazione, non siamo i primi a essere esclusi e non saremo gli ultimi. Quello che fa rabbia, è che accaduto per mano di un avversario non certo trascendentale. Ma non ci si può soffermare sull’occasionale nemico, molto povero e che certo non riuscirà a far parlare di se in Russia, come accadde nel ’58 in Svezia quando riuscirono a disputare la finale contro il Brasile di Pelè, perché sarebbe da sciocchi.

Scempio e cadute
Tanto che commentare l’ultima partita di queste qualificazioni serve davvero a poco. Così come serve a poco dire che gli azzurri hanno sputato sangue e non si sono arresi fino al fischio finale. Non vale neppure recriminare su un possibile rigore iniziale non concesso. La realtà non cambia. Non andiamo in Russia, avremo sommovimenti e dimissioni nei prossimi giorni, conditi da asperrime polemiche. Quando perdi devi aspettarti di tutto, se non arrivi a qualificarti per un mondiale, di più, molto di più. Dalle dimissioni del Presidente della Federazione a una vera e  propria rivoluzione nella direzione tecnica. Non ci saranno più né Ventura, né il suo staff. Non ci saranno più molti dei giocatori utilizzati finora. Lo scempio consumato con l’eliminazione ha un prezzo molto alto. Poi, verrà la ricostruzione della stessa Nazionale. E’ accaduto molte volte, succederà anche adesso. Perché di un fatto siamo sicuri: l’Italia non ha quella materia prima sulla quale ha potuto contare fino ai mondiali di Germania, sia pure in fasi alterne. Non abbiamo un gran bomber, non abbiamo un centrocampista capace di illuminare il gioco e abbiamo una difesa molto vecchia. Più o meno una cinquantina di anni fa, cominciarono Enzo Barzot e Fuffo Bernardini a ricostruire. Arrivammo ai mondiali dell’82 con una squadra vera, collaudata già in Argentina con un quarto posto che grida ancor oggi vendetta. Comunque non eravamo mai caduti così in basso, anzi abbiamo tenuto botta fino a conquistare il quarto mondiale. Da allora, siamo andati sempre più giù fino alla vergogna dell’eliminazione. Abbiamo molto da rimpiangere del nostro passato fino al quarto mondiale. Poi, praticamente è esistita solo la nostra mediocrità e un ruolo conseguente ai mondiali e agli europei, dove la verve e le capacità di Antonio Conte sono riusciti a salvarci dal tracollo anticipato portandoci alla sconfitta ai rigori contro al Germania

Non abbiamo fuoriclasse
Uno sguardo ai network e ci sono le più disparate tesi. Su questa eliminazione annunciata non tanto in Svezia quanto contro la Macedonia e la stessa Albania. Se non sei capace di passeggiare contro queste squadre e realizzare gol a raffica, stai sul loro stesso piano di valori. Per ricominciare non si tratta di dare l’ostracismo agli stranieri, cosa peraltro impossibile e invocata da stolti e creduloni, perchè facciamo parte dell’Europa, ma cercare nei giovani, non quelli millantati dai padri tifosi, il futuro del nostro calcio. In fondo, si potrebbe  anche dire che questa eliminazione era quasi certa e che solo lo stellone poteva salvarci. Non ci ha salvato nessuno, ma ciò non significa che sia impossibile ripartire. Certo si brucia molto di rabbia e di malsopiti rancori verso questo o quel dirigente, tecnico o giocatore che sia. Importante è lasciarne pochi se non pochissimi nella Nazionale che verrà sperando che emerga qualcuno capace di toglierci dai pasticci.
Sentirete dire di rivoluzione dei settori giovanili che avranno bisogno solo di qualche correzione, ma i giovani  fuoriclasse non hanno certo bisogno di maestri. Sì, perché Baggio o Totti o Del Piero o Cabrini o Buffon hanno dovuto acquisire qualcosa in più che viene dall’esperienza, nulla o quasi sul piano tecnico e dell’insegnamento spicciolo. Non abbiamo più un Paolo Rossi che l’altra sera di gol ne avrebbe fatti almeno tre o un centrocampista come Tardelli e chi più ne ha più ne metta. Basta sfogliare la storia del nostro calcio e della nostra Nazionale per veder confermate queste tesi, che lasceranno increduli molti ma che restano veritiere. Tutto il resto è un’esercitazione vacua che attrae sì cinquanta milioni d’italiani che si credono altrettanti commissari tecnici, ma che non portano niente di nuovo.

Il gradino più basso
L’Italia che è scesa nel gradino più basso della sua stessa storia calcistica, i germi per una ripresa che non avverrà sicuramente dall’oggi al domani, ma che vede già fiorire qualche piantina da cogliere e portare a essere un fiore che profumi finalmente d’azzurro, pensiamo che esista di già. E’ chiaro che i risvolti economici, tra quello che si perderà per questa mancata qualificazione, saranno notevoli, così come ci sarà crisi di rigetto per qualche anno, proprio ora che il nostro calcio aveva fatto registrare un 36% in più tra introiti da sponsorizzazioni e presenza del pubblico. C ‘è solo da armarsi di pazienza e attender una ripresa che sarà lenta, ma speriamo anche sia costante e continua. Solo così torneremo a primeggiare in quel calcio sul quale poggiano tutti gli altri e molto delle Finanze dello Stato che ha sempre preso e sempre e da sempre dato poco.



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