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IL NAPOLI SALDO IN TESTA, MA LA JUVE NON MOLLA

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Pubblicato da in Articoli Federico De Carolis ·
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Il campionato ripropone ancora almeno cinque pretendenti allo scudetto

IL NAPOLI SALDO IN TESTA, MA LA JUVE NON MOLLA


Solo il Milan resta a secco e senza una classifica accettabile, mentre si scatena una vera e propria bagarre nella lotta per la retrocessione dove solo il Benevento appare ormai senza speranze. Di Francesco il figlio perde contro il padre tra gli applausi


di  Federico De Carolis
Il Napoli si riprende la testa della classifica autenticando ancora le sue ambizioni con una prestazione che se non è proprio trascendentale per l’eccesso di confidenza concesso al Sassuolo, è bastato per tornare in vetta dopo una notte di vacanza forzata. Si riprende anche i 3 punti di vantaggio della classifica sulle immediate inseguitrici. Adesso lo sport preferito dai suoi avversari è chiedersi quando cadrà. Può darsi che cada senza farsi male perché a certe squadre non si addicono tonfi eccezionali, ma può darsi che resti salda nella sua serie positiva fino all’ultimo. Sarri non mira ai record, come quello del Perugia di Castagner, imbattuto ma senza scudetto in una stagione favolosa, ma alla concretezza del tricolore che si sta guadagnando con una crescita regolare e entusiasmante di stagione in stagione. Per il momento ha fatto molto che è anche poco per nutrire ambizioni di altissimo spessore che attendono solo tempo e continuità per essere realtà. E’ certo però, che non lascia niente al caso e quando gli avversari pensano che possa fermarsi, grazie ai suoi inizi di partita almeno imbarazzanti, eccolo tornar grande e far fuori l’avversario di turno. Forse non sarà così quando in campo non ci sarà il Sassuolo ma un avversario con una consistenza diversa, per cui bisogna cominciare a pensare di coprire e bene anche le fasi iniziali. Perché il vantaggio che si dovesse concedere a avversari validi, potrebbe non essere recuperato. Nonostante una forza e una volontà che lasciano credere il contrario.
Torna su, a appaiare la Lazio al secondo posto, quella Juve per la quale non ci stancheremo mai di ripetere che non si arrende mai e che ha la capacità di recuperare e lottare. Ha battuto il Milan,ha voluto dimostrare che se è interessata alla Champions vuole anche il campionato. La Lazio ha passeggiato a Benevento ritrovandosi con Immobile capocannoniere. Poi, c’è la Roma che torna nel novero delle prime con una partita da recuperare e forte dell’ultimo successo sul Bologna, dove c’è stata la saga dei Di Francesco con padre e figlio schierati contro, l’uno sulla panca e l’altro a miracolo mostrare in campo. Il successo è andato al tecnico della Roma, ma il giovane ha strappato consensi alla stessa platea romanista. E tra le prime udite udite c’è anche  la Samp. Non accadeva dagli anni dei Mantovani. Sarà un caso, ma Ferrero, il pirotecnico presidente, ha operato una scelta in estate: vendere i migliori e tenersi il tecnico. Per il momento l’ha vinta e arriverà sicuro alla fine con qualche posizione di grande prestigio (molto dipenderà dalle eventuali cessioni di gennaio) con Giampaolo pronto a far fronte alle eventuali, nuove carenze. Ma quanto potrà durare e soprattutto fino a quando nessuna delle squadre che vuole qualcosa di più di una semplice partecipazione, non si accorgerà dei miracoli del tecnico che dovunque è stato ha avuto consensi unanimi?

La Juve con Higuain e Dybala rilancia la sfida

La Juve schianta il Milan, appena risorto con il successo sul Chievo, e si ripropone in tutta la sua maestosità per il settimo scudetto bianconero. Gioca con grande consapevolezza del ruolo, non lasciando neppure le briciole a un Milan ancora confuso e sempre alla ricerca di una identità a centrocampo, ritrova Higuain al meglio delle possibilità che insieme a Dybala rende difficoltosa la difesa milanista. Abbatte un ostacolo con i sigilli del suo bomber in due tempi poi, può permettersi persino quell’accademia che serve a tenere buoni gli avversari e a risparmiare le forze in vista di impegni più consistenti. Sì, perché quella con il Milan, strombazzata come una partita irta di difficoltà, diventa quasi una passeggiata per i bianconeri che hanno modo di verificare tutti gli aspetti, soprattutto quelli negativi, emersi nelle ultime partite ma già cancellati dal successo sulla Spal. Un antipasto non troppo delizioso, bastante tuttavia, per consumare a San Siro, le delizie di un pranzo che potrebbero accompagnarla ancora verso quella delizia scudetto di cui non è mai sazia. Il messaggio inviato alle concorrenti è molto chiaro: le distrazioni del passato appartengono forse a una preparazione studiata per arrivare in gran spolvero fino alla fine. Perderà ancora, perché le leggi del calcio lo impongono, ma non ci saranno più sconfitte tali da scatenare i calcoli delle sue possibilità di qui alla fine. Chi ha due fuoriclasse come Dybala e Higuain non può incorrere in rischi che non siano calcolati e tenuti sotto controllo. Il campionato si riaccende quindi, di speranze per gli altri, mentre in bianconero tornano a predominare quelle certezze degli anni passati, ora che centrocampo e difesa girano come sempre. Potrà succedere sempre di tutto in una stagione dove le forze degli altri sono sicuramente cresciute, ma non ci sarà mai una Juve potente e possente che rinunci ai suoi progetti di successo per i quali vive senza mai accontentarsi di consolazioni e palliativi che non appartengono a una società per la quale parla la storia vicina e lontana e lascia che lascia anche che torni alla memoria l’asserzione che era anche un modo d’intendere il calcio dell’Avvocato, secondo il quale “il secondo è il primo degli ultimi”. Questa constatazione è da sempre legge per gli juventini dall’ultimo tifoso all’attuale Presidente, che ha ribadito la voglia di vincere ancora senza mezzi termini. Può darsi che qualcuno riesca a fermarla, ma si tratterà solo di un incidente di percorso da considerare un eccezionalità. Quella in cui sperano ardentemente a Napoli.

Milan,  chi è il vero colpevole del crack

Il Milan? San Siro e i suoi tifosi avevano creduto in un cambio di marcia e di forza. Niente da fare. Se non è mancata la volontà, tutti la trovano e riescono a moltiplicarla contro la Juve, sono emersi i soliti difetti, però, quelli che Montella non è ancora riuscito a correggere. Vanno dalla difesa all’attacco passando da un centrocampo ossessionato dai recuperi di palla, inutili quando le idee nel rifornimento alle punte diventano scarse e insufficienti. Può recriminare su una traversa di Kalinic che poteva condurre al pareggio e solo su qualche altra azione attendibile, ma senza sviluppi seri contro la porta di Buffon, non poteva andare lontano. Non è così che si possa tornare tra le grandi. Magari l’anno scorso c’erano giustificazioni per una forza poco consistente nell’allestimento di una squadra da vendere, quest’anno è stato diverso. La società i suoi sforzi li ha fatti e qualcuno sarà sicuramente chiamato a rendere conto per la povertà della classifica e l’assenza di personalità. Montella potrebbe essere il facile capro espiatorio e se ne parla da più settimane, ma si è sicuri che il male arrivi solo da quella parte? O alle indecisioni del tecnico vanno aggiunte quelle soluzioni cercate e trovate, almeno sulla carta, in un’estate ruggente, dove il vapore di un’acqua non candida e neppure bollente sono scomparse con l’arrivo dell’autunno? Non possiamo giurare sulla consistenza dei cinesi, ma finora sono stati irreprensibili sul piano finanziario per cui sta nell’intero staff la necessità di guardare e agire di conseguenza scorporandolo degli elementi che non si sono dimostrati all’altezza della situazione, pur tenendo presente che una squadra rinnovata non può pretendere grandi traguardi nell’immediato. Pe il Milan però, il bottino è davvero misero tanto misero da imporre un attento esame della situazione e non il ricorso a palliativi come un nuovo successo contro squadre dalla stazza non eccelsa.

Napoli, è sempre Paradiso

Il Napoli risponde in un solo modo alla Juve: vincendo. Lo fa non senza aver regalato qualche preoccupazione iniziale ai suoi fans. Riesce addirittura a farsi imbrigliare dal Sassuolo nella fase iniziale. Subisce il pareggio, ma poi va come sa e come fa ormai al San Paolo da più di una settantina di partite. Segna, colpisce pali e traversa gioca come solo così sanno fare in Paradiso, tanto per riprendere una frase famosa. A questo punto però, con 10 vittorie su 11 partite, ancora niente è successo di decisivo ma questa squadra può vantare diritti maggiori rispetto delle altre concorrenti per lo scudetto il cui lotto è abbastanza largo se riesce a comprendere ancora ben cinque squadre e tutte più o meno superdotate.
E’ certo, che se a Torino possono gloriarsi di Dybala e Higuain a Napoli sanno rispondere con Insigne e Mertens ai quali si stanno aggiungendo Allan e Callejon. Solitamente ci soffermiamo sulle possibilità di tenuta dei napoletani, ma chi vince quasi sempre, acquisisce giorno dopo giorno sicurezza e tranquillità insieme a quella voglia di vittoria finale che possono far dimenticare o nascondere ogni piccolo particolare negativo. E, infine, il pubblico di Napoli che sa spingere come pochi la sua squadra con una passionalità e un’ironia difficilissimi da trovare da altre parti.

Lazio e Roma, grandi in attesa, Samp che stupisce

Lazio e Roma continuano nelle loro performance che scaldano l’ambiente. Quello laziale non risente neppure più di tanto delle “puttanate” dei suoi tifosi che non sono né simpatici, né tantomeno accettabili, almeno in quella parte che è autore di azioni scervellate; quello romanista si scalda sempre più per risultati e gioco. Inzaghi e Di Francesco stanno marciando con il turbo e difficilmente a questo punto potranno fermarsi. E’ certo che mirano entrambi a un posto al… sole della Champions. La Roma sta tirando fuori persino un ermetismo difensivo meritevole di particolare attenzione, almeno se continuerà così.
La vera, grande sorpresa resta comune la Samp. Sta vicinissima al quintetto di testa e, nonostante i suoi giocatori non appartengano per fama e valori, eccetto quel Torreira autore di un gol su punizione meritevole di grandi attenzioni. E l’Inter pare ne abbia tantissime se sta cercando di annoverarlo tra i suoi già dal prossimo mese di gennaio.

Lotta accesa in coda, solo il Benevento ha detto già ciao

In coda, Benevento a parte, si va avanti in un groviglio nel quale qualcuna cerca di non farsi risucchiare, mentre altre si aggrappano ai momentanei successi non solo per continuare a sperare, ma per tentar l’uscita da una posizione incomoda. Lo fa il Crotone che riesce a far secca una Fiorentina che non sta nel novero delle pericolanti, ma che potrebbe entrarci se dopo tre vittorie consecutive cambia assetto tattico e le prende ben oltre il punteggio. Scomoda e difficile la posizione del Genoa, altra squadra che in estate fa parlare di se per le cessioni e poi è costretto a barcamenarsi tra rimpianti e paure che non cancellano neppur l’esordio positivo di Lapadula. Il campionato è lungo per tutti e per il momento si è lontani da condanne e assoluzioni.



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