Ewa Swoboda, velocità, fede e personalità: la sprinter polacca che non passa inosservata

Ewa Swoboda velocista polacca agli Europei di Roma 2024
Ewa Swoboda agli Europei di atletica di Roma 2024. Foto: Erik van Leeuwen / Wikimedia Commons.

Ewa Swoboda è una di quelle atlete che riescono a farsi ricordare anche da chi non segue abitualmente l’atletica leggera.

Ci sono i risultati, naturalmente. Ci sono i 60 metri corsi in meno di sette secondi, i 100 metri sotto gli undici, le medaglie internazionali. Ma nel suo caso c’è anche qualcosa di diverso.

I tatuaggi, le lunghe unghie, il sorriso davanti alle telecamere, una personalità immediatamente riconoscibile. E poi una parte più intima: il rapporto con la famiglia, l’amore per gli animali, la fede e quel segno della croce che spesso accompagna gli ultimi istanti prima di una gara.

Dietro tutto questo c’è inoltre una presenza che accompagna Ewa praticamente dall’inizio: Iwona Krupa, la sua allenatrice di sempre.

Questo articolo inaugura Fuori Campo, la rubrica di Totocorriere dedicata a storie, personaggi e passioni oltre il calcio.

Ewa Swoboda, una vita costruita sulla velocità

Ewa nasce il 26 luglio 1997 a Żory, in Polonia.

Il talento per la corsa emerge molto presto e, con il passare degli anni, Swoboda diventa soprattutto una specialista dei 60 metri indoor e dei 100 metri.

Il suo primato personale nei 60 metri è di 6,98 secondi, record nazionale polacco ottenuto nel 2024. Nei 100 metri ha invece un personale di 10,94 secondi, realizzato nel 2023. I dati sono riportati nel profilo ufficiale di Ewa Swoboda su World Athletics.

Numeri che raccontano immediatamente il livello raggiunto. Scendere sotto gli undici secondi nei 100 metri significa entrare in una dimensione riservata a pochissime velociste. Nei 60 indoor, invece, tutto diventa ancora più estremo: partenza, reazione e accelerazione devono essere quasi perfette.

Ma prima dei record e delle grandi manifestazioni internazionali c’era semplicemente una ragazzina che correva. E qualcuno che si accorse molto presto che quella ragazzina aveva qualcosa di particolare.

Iwona Krupa, l’allenatrice che ha visto crescere Ewa

Il nome di Iwona Krupa attraversa praticamente tutta la carriera di Ewa Swoboda.

Krupa la notò quando Ewa era ancora molto giovane e iniziò a seguirne la crescita sportiva. Da allora il loro rapporto non si è più interrotto.

È una storia piuttosto rara nello sport professionistico. Molti atleti, raggiunti i massimi livelli, cambiano allenatore, preparatore, struttura o metodo di lavoro. Ewa e Iwona hanno invece continuato il loro percorso insieme fino ai vertici dell’atletica internazionale.

Il loro non è soltanto un rapporto costruito su tempi, partenze e programmi di allenamento. Ewa ha raccontato pubblicamente di riuscire a confidarsi con la sua allenatrice anche sulle questioni personali. Per descrivere Iwona ha usato un’espressione molto semplice e molto forte: per lei è come una seconda mamma, come riportato in un profilo dedicato alla sua storia sportiva.

Naturalmente non significa che tra loro sia sempre tutto semplice. Swoboda ha raccontato che possono esserci discussioni e momenti nei quali non sono d’accordo. Tuttavia proprio questa sincerità sembra essere una delle ragioni per cui il rapporto ha resistito così a lungo.

L’allenatrice che ha visto crescere Ewa è ancora la donna che la accompagna quando si presenta sui blocchi di partenza delle competizioni più importanti.

Dai 60 metri alle medaglie internazionali

Negli anni Swoboda si è affermata soprattutto nei 60 metri indoor.

Nel suo palmarès figurano, tra gli altri risultati, il titolo europeo indoor e l’argento conquistato ai Mondiali indoor di Glasgow 2024. Il suo 6,98 è inoltre il record nazionale polacco sulla distanza.

Anche nei 100 metri all’aperto, però, Ewa è ormai stabilmente tra i riferimenti dello sprint europeo.

Ai Campionati Europei di Birmingham 2026 ha conquistato la medaglia d’argento nei 100 metri, chiudendo la finale in 11,02 secondi. La britannica Amy Hunt ha vinto in 11,00.

Due soli centesimi hanno separato le prime due atlete.

Poche settimane prima Ewa aveva inoltre conquistato il titolo polacco dei 100 metri a Białystok con 11,05. A 29 anni continua quindi a essere una delle velociste europee più competitive.

Ewa Swoboda e il segno della croce prima della gara

Chi ha osservato attentamente Ewa prima di una partenza probabilmente lo ha già notato.

Nei momenti che precedono la gara, Swoboda compie spesso il segno della croce.

Non serve interpretare quel gesto dall’esterno, perché è stata lei stessa a spiegarne pubblicamente il significato.

Ewa ha raccontato di essere credente. In una intervista pubblica ha spiegato che il segno della croce rappresenta per lei anche un momento di tranquillità e raccoglimento prima della partenza.

In quei secondi il pensiero può andare anche alle persone care che non ci sono più, come i nonni. E ha voluto precisare che non considera quel gesto qualcosa da fare per le telecamere o per essere notata.

In un’altra intervista, parlando della propria fede, ha espresso una convinzione molto personale: secondo lei, Dio ama le persone per ciò che sono, indipendentemente dal loro aspetto.

È un particolare che racconta bene anche il personaggio. Tatuaggi, uno stile molto personale e una dimensione spirituale convivono senza che Ewa sembri vedere alcuna contraddizione.

I tatuaggi e la libertà di essere se stessa

I tatuaggi sono diventati uno dei tratti immediatamente riconoscibili di Ewa Swoboda.

Anche di questo ha parlato apertamente. Uno dei primi fu una grande rosa sulla coscia, realizzata quando era ancora molto giovane. Il padre l’accompagnò dal tatuatore e quel disegno serviva anche a coprire una cicatrice.

Con il tempo sono arrivati molti altri tatuaggi, alcuni legati a persone e momenti importanti della sua vita, come Ewa ha raccontato nelle interviste dedicate anche al suo rapporto con la famiglia.

L’immagine di Ewa ha attirato negli anni anche commenti e critiche. Lei, però, sembra aver sviluppato una filosofia piuttosto semplice: essere se stessa senza costruire il proprio aspetto sulla base delle aspettative degli altri.

Ed è forse anche questo uno dei motivi per cui è diventata così riconoscibile.

Le medaglie a casa dei genitori

Dietro la carriera di Ewa c’è anche un forte legame con la famiglia.

Ha raccontato che medaglie, coppe e premi vengono spesso consegnati ai genitori, che li conservano nella loro casa.

È il suo modo di ringraziarli per essere rimasti al suo fianco sia nei momenti positivi sia quando le cose erano più difficili.

È un particolare semplice, ma racconta parecchio. Gli oggetti che per il pubblico rappresentano una vittoria o un risultato sportivo, per Ewa diventano anche una specie di regalo alla propria famiglia.

Una Barbie con il volto di Ewa Swoboda

Nel 2024 è arrivato anche uno degli episodi più curiosi della sua carriera.

In occasione del 65º anniversario del marchio, Barbie ha scelto diverse sportive internazionali come Role Model e Mattel ha realizzato bambole uniche ispirate a loro.

Tra queste atlete c’era proprio Ewa Swoboda.

La bambola riproduceva il suo aspetto da velocista e alcuni degli elementi più caratteristici della sua immagine. Anche la Barbie, come molti altri ricordi della carriera, è finita nella collezione conservata dalla famiglia.

Non capita a molte persone di potersi vedere trasformate in una Barbie. Probabilmente ancora meno a una ragazza che aveva cominciato semplicemente correndo più forte delle altre.

Il gatto con tre zampe e l’amore per gli animali

C’è poi un’altra Ewa, lontana dalle piste.

Swoboda è molto legata agli animali e nella sua storia compare anche un episodio particolare: quello di un gatto con tre zampe.

Il gatto aveva perso una zampa dopo un incidente, ma era sopravvissuto ed era tornato a una vita normale. È uno dei piccoli ricordi raccontati negli anni parlando della sua vita fuori dallo sport.

Non è certamente un dettaglio che troviamo nei tabellini delle gare. Proprio per questo, però, aiuta a vedere la persona dietro la velocista.

Una Ewa più riservata di quanto sembri

Davanti alle telecamere Ewa sorride, scherza e trasmette molta energia.

Nella vita personale, però, ha raccontato di essere molto più selettiva. Preferisce avere poche persone realmente vicine e distingue nettamente una conoscenza da una vera amicizia.

Negli anni ha spiegato che la notorietà le ha insegnato a proteggere maggiormente quella parte della propria vita.

Anche questo contrasto contribuisce a renderla interessante.

Sul tartan appare esplosiva. Fuori dalla pista cerca invece tranquillità e rapporti autentici.

Dieci secondi che raccontano anni di lavoro

Forse è proprio questo il fascino dei 100 metri.

Una finale dura poco più di dieci secondi. Una partenza sbagliata può compromettere una gara preparata per mesi. Non esistono intervalli. Non ci sono sostituzioni. Non c’è un secondo tempo per correggere gli errori.

Partenza. Accelerazione. Massima velocità. Traguardo.

Tutto accade quasi prima che lo spettatore riesca a rendersene conto.

Dietro quei pochi secondi, però, ci sono anni di lavoro. Nel caso di Ewa ci sono anche una bambina con un talento evidente, un’allenatrice rimasta al suo fianco per tutta la carriera, una famiglia che conserva le medaglie e un carattere che non ha mai avuto molta voglia di uniformarsi agli altri.

Ewa Swoboda oltre il cronometro

I record e le medaglie spiegano quanto sia forte un’atleta. Non sempre spiegano perché alcune figure riescano a rimanere più impresse di altre.

Ewa Swoboda ha qualcosa che va oltre il tempo indicato sul cronometro.

C’è Iwona Krupa, l’allenatrice diventata quasi una seconda madre. Ci sono i genitori che conservano i ricordi della sua carriera. Ci sono i tatuaggi, gli animali, la Barbie costruita a sua immagine.

E poi c’è quel piccolo gesto compiuto poco prima della partenza.

Il segno della croce.

Un momento personale prima che pista, avversarie e cronometro tornino a occupare tutto lo spazio.

Poi Ewa si abbassa sui blocchi. Aspetta lo sparo.

E a quel punto rimane soltanto una cosa da fare.

Correre.

Molto, molto velocemente.

Alex

Fuori Campo – storie, personaggi e passioni oltre il calcio.

Foto in evidenza: Erik van Leeuwen / Wikimedia Commons, licenza GNU Free Documentation License.

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